Zoeggeler lascia: noi non ci stiamo.

Armin Zoeggeler appende lo slittino al chiodo. Il chiodo era da legno, uno di quelli sottili: cede e fa cadere lo slittino sul parquet di casa Zoeggeler, ammaccandolo. La moglie del grande Armin s’incazza come una biscia – il parquet è stato fatto da poco -, ma non è questo il punto.

Armin Zoeggeler, che in curriculum infiniti mondiali vinti e una sterminata bacheca di medaglie olimpiche, lascia il mondo del sport a soli 127 anni: per noi è una notizia che lascia basiti e un po’ rintronati; non ci vogliamo credere. Ci è capitato di sentirci così poche altre volte: quando si è ritirato Eric Cantona, quando è morto Andreotti, quando il gelataio sotto casa ha finito il gusto Puffo.

Lo slittinista meranese è una leggenda vivente, un modello per la classe che ha sempre saputo dimostrare dentro e fuori dalla pista. Non osiamo immaginarlo senza il suo caschetto tondo e senza la tutina aderente e imbarazzante, che non lascia nulla alla fantasia. La sua mascella sfrecciante, il suo respiro che si condensa in spire nell’abbraccio poetico del ghiaccio, le sue vittorie schiaccianti su avversari più giovani di qualche secolo: non siamo pronti a rinunciare a tutto questo.

Armin Zoeggeler è e rimarrà un simbolo sportivo, qualunque sport uno segua o pratichi; in quanto tale, il re della slitta deve tornare a gareggiare: per lui, per i suoi fan, per tutti quanti. Torna da noi, Armin: non ci lasciare!