La storia del pugno di Joaquin (e della sua mano rotta)

Oggi tutti i siti sportivi più importanti riportano la mano fasciata di Joaquin e la sua presentazione al Betis Siviglia. In uno stadio pieno, con 20mila tifosi ad accoglierlo. Una bella storia di ritorno. Un giocatore che ha iniziato la sua carriera con la maglia biancoverde e che, dopo aver vinto e giocato in molte squadre, ha sentito il richiamo delle origini. Anche contro la gabbia color melanzana in cui si è ritrovato nelle ultime settimane.

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Sì, perché spesso si dice che è la volontà del giocatore a decidere il mercato. Ma questa, se assecondata troppo tardi, può portare a danni (anche fisici) non indifferenti. Joaquin, per liberarsi dalla Fiorentina, già scottata dal caso Salah, ha dovuto attendere gli ultimi scampoli di mercato. Ed è stato accontentato solo dopo l’arrivo a Firenze del polacco Blascicocsiiskciskadsdckscoski (per il nome corretto vedere la foto sottostante).

E in quelle giornate febbrili, tese, piene di nervosismo e risentimento, lo spagnolo ha perso il controllo. Il telefonino non squillava e i giornali tacevano. Incavolato come solo le ali andaluse possono essere ha dato un pugno fortissimo ad una delle superficie lignee che lo circondavano.  E la mano ha fatto crac. Rotta e ingessata nelle ore seguenti. Una violenza gratuita e che si poteva evitare.

Blaszczykowski-maglia

Questo, dunque, può insegnarci due cose:

1) Mai trattenere un giocatore contro la sua volontà. Soprattutto se non hai assicurato con cifre astronomiche tutti i suoi arti.

2) Dare un pugno ad un oggetto duro, a meno che tu non sia Rocky, può provocare dei danni a breve e lungo termine.

Alla fine tutti ci hanno guadagnato. A parte la mano di Joaquin. L’unica ad aver subito, realmente, le famose conseguenze date dalla “febbre del calciomercato”.